Pittura per la Pittura, di Dino Pasquali

Pittura per la Pittura

Repertorio pletorico, o campione inflazionato (c’è solo l’imbarazzo dell’optare per questa o per quella nomenclatura di distinzione d’un eccesso) risulta l’area della pittura di paesaggio, dove le citazioni ottocentesche d’ennesimo riporto seguitano ad accaparrarsi l’aliquota d’un noto re della foresta (ossia la parte del leone), continuano a «ispirare» tanti illustratori, specie i mossi da hobby e/o dalla voglia di valsente (magari, si può capirlo, per un reale bisogno di guadagno).

Voce personale, diversa, con le sue «parafrasi» dell’ambiente naturale (rappresentato spesso dalla solitaria, silenziosa campagna dell’Irpinia o comunque da un tutt’altro che imbarattile Meridione) ci sembra la voce del nostro lucchese per eletta, sull’opera del quale un autografo di Gastone Breddo condensa il giudizio in modo che meglio non si potrebbe: «… i Suoi quadri mi sono apparsi come un dolce bagno di luce in cui si iscrive una stenografia d’anima».
Nato in quel di Avellino, a Taurasi una cinquantina d’anni fa, Casale dipinge da tre lustri, ed è pervenuto — non da oggi — ad affrancarsi dall’uso, quantunque parziale, di talune scorte visuali (nobili, va detto) che nella terra di Lucca e in un altrove più o meno limitrofo sicuramente non vanno incontro al pericolo del disprezzo.

I dipinti che ora Alessandro propone alla nostra attenzione — sperando pure, legittimamente, in quella del pubblico, che alla fin fine più vale, ingannano l’occhio, non certo nel senso — assolutamente no — di un’adesione fotografica al vero, perché a distanza essi paiono le prove d’un pronunciato astrattismo naturalistico che, a proposito di tinte, abbia guardato a una lezione chiarista, mentre poi, grazie all’avvicinamento dell’immagine, vi si scorgono con un po’ di sorpresa — ciò è almeno quel che abbiamo provato noi — delle allusioni non proprio labilissime all’oggettività, in tanto che nell’albicante traslato d’una solarità marcata e diffusa offrono vivaci spunti cromatici delle “macchie”, degli aggregati di colore. E così, come in precedenza il pittore è, pur alterandolo, rendendolo «innaturale» (ovvero conferendogli «la naturalezza del poeta»), entrato in sintonia con «le motivi» — il motivo —, parimenti l’osservatore riesce a provare la desiderata vibrazione simpatetica per delle pagine percorse da caleidoscopiche combinazioni (che non sono, si badi bene, una sorta di… estetica del caotico).
Al di là dell’effetto di “straniamento,” che poi costituisce il peculiare nocciolo dei linguaggi di fantasia, questa pittura per la pittura ha tutti i caratteri della sincerità, come ognuna che, a prescindere dal livello del mestiere, s’incentri su di un lirismo non enfatico, sia espressione immediata d’un sentimento alieno dalla solita arcadia costruita a tavolino, dalle pastorellerie in ritardo (già a suo tempo bersagliate dai sarcastici dardi del feroce Scannabue, cognome ad arte, preceduto da Aristarco, di quel battagliere Baretti che sentenziò: «smascolinati sonettini, pargoletti piccinini, mollemente femminini, tutti pieni d’amorini»).

Va da sé che esiste anche il presupposto mentale, della meditazione, dell’elucubrazione. Se non altro per il fatto che ogni “messaggero”, specialmente di genere artistico, viene spinto — non di rado per via indotta — dall’anelito ad esser differente, dall’urgenza del cercare una parola originale, una sua «cifra», insomma un proprio stile. Ma qui, in Casale, la ragione non è tale da uccidere le ragioni del cuore. E poi, lo abbiamo ricordato con altri termini, il rappresentatore non contesta quell’istituto storico di comunicazione che è la pittura di pennello, né rifugge dall’amore — fatto del resto eteronomo — per il dato di natura come basilare fonte di suggerimenti, come Leitmotiv, o se si preferisce come tema libero su cui operare tutte le variazioni e le modifiche possibili, determinate sia dalla cultura di un occhio che certo non si è chiuso di fronte all’aniconismo (o meglio alla non figurazione), sia dal gusto e dalla creatività.

Firenze, Ottobre 1983
DINO PASQUALI