Giudici, avvocati e processi… interiori

Giudici, avvocati e processi… interiori

Giustizia e ingiustizia non si sottraggono all’arte, anzi, la giustizia appare in essa non solo come simbolo di moralità astratta, ma si intreccia alle verità umane, ai dilemmi etici e ai poteri che la definiscono.
Nei secoli l’arte ha offerto una prospettiva mutevole della giustizia; dal diritto come armonia sociale – rappresentato in modo solenne nelle opere antiche e medievali – a una giustizia con attributi più severi e istituzionali, attraverso simboli come la bilancia, la spada e infine la benda sugli occhi.
Questa iconografia, rimasta invariata fino al XVIII secolo, ha cessato poi quasi del tutto di essere celebrata, arrivando a tingersi talvolta di satira, dando voce a un “senso comune” popolare critico verso un potere legale visto come lontano e spesso corrotto.
Honoré Daumier ha esplorato questa critica sociale rappresentando avvocati e giudici in atteggiamenti caricaturali per mostrare la distanza tra il sistema giuridico e il popolo, alludendo ad un potere giudiziario cinico e orientato al denaro. I suoi disegni, raccolti in Le Gens de Justice e pubblicati su Le Charivari, illustrano le dinamiche tra avvocati e giudici con ironia e realismo. Successivamente, questa vena satirica si è diffusa anche in Germania e nel Regno Unito, dove la rivista Punch portò avanti la critica al sistema giudiziario e, analogamente, William Hogarth esplorò la corruzione legale britannica, come nella sua serie di incisioni The Trial.


https://www.eamesfineart.com/artworks/11692-william-hogarth-bambridge-on-trial-for-murder-by-a-committee-1803/

L’attenzione di Alessandro Casale per il mondo forense rappresenta un contributo raro e originale nel panorama dell’arte contemporanea. Gli artisti, infatti, si sono spesso occupati di temi politici, sociali, e religiosi, ma raramente hanno scelto l’ambiente giuridico come soggetto principale. Ciò rende la visione di Casale particolarmente interessante, in quanto esplora il concetto di giustizia non attraverso simboli astratti o figure idealizzate, ma portando l’osservatore all’interno di un’aula di tribunale, un ambiente solenne ma anche carico di contraddizioni.

 


Avvocato di formazione, Casale conosce il peso e la complessità di quel mondo, e nei suoi dipinti lo rappresenta come un teatro sospeso tra autorità e fragilità, dove giudici e avvocati si confrontano con la tensione degli imputati.
Casale enfatizza un piano di separazione tra i giudici, collocati in alto come figure quasi ieratiche, e la folla anonima e indistinta dei partecipanti, che popolano la parte inferiore del quadro; così facendo ne rafforza la sensazione di distacco e di inaccessibilità rispetto al potere giudiziario.
Le scene di Casale vibrano in un tempo immobile, come in un limbo. Tutto sembra in attesa di un verdetto che tarda ad arrivare, lo spettatore viene trascinato in un’atmosfera di sospensione e dubbio, in un processo che non si avvicina mai veramente alla verità.

I volti sono privi di dettagli precisi, le persone sono ridotte a figure archetipiche. Esse si presentano come maschere imperscrutabili, occhi vuoti rivolti altrove o che fissano lo spettatore con uno sguardo in attesa forse di un secondo giudizio, di un’altra possibilità e che fa sentire l’osservatore giudicato a sua volta.
I corpi sembrano quasi fondersi gli uni con gli altri, come un magma umano in cui l’individualità si dissolve in favore di una collettività informe.
Nelle allegorie della Giustizia del passato, come quelle di Giotto nella Cappella degli Scrovegni o di Raffaello nelle Stanze Vaticane, la giustizia veniva rappresentata come una virtù divina, elevata, spesso incarnata da figure idealizzate e angeliche. Raffaello, nella Disputa del Sacramento e nella Scuola di Atene, costruisce composizioni che esprimevano l’ordine e la coerenza di un sistema di valori assoluti, in cui la giustizia era parte di un sapere ordinato e razionale.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giustizia_(Giotto)#/media/File:Giotto_di_Bondone_-_No._43_The_Seven_Virtues_-_Justice_-_WGA09270.jpg

Le aule di tribunale in alcuni dipinti di Casale sono simili a templi, ma templi profani, luoghi dall’aura sacra ma privi di redenzione. Non troviamo figure eroiche o giudici rappresentati come martiri della giustizia; l’artista ci mostra uomini e donne che partecipano a un rituale permeato dal dubbio, dalla relatività e da un inquietante interrogativo sul significato stesso del giudicare.

Il suo approccio è più esistenziale e filosofico che caricaturale, sebbene talvolta siano esposti aspetti piuttosto grotteschi. Infonde le sue opere di un’ironia sottilissima, mista a inquietudine che instilla più domande che risposte.
Casale non è interessato a giudicare i suoi soggetti: li osserva, e invita anche noi a guardare alle crepe e alle ambiguità del sistema. La figura dell’avvocato, in particolare, è rappresentata come il detentore di una verità instabile, che è sempre aperta alla reinterpretazione e, a tratti, all’inganno.

Centrale in questo ciclo di opere non è tanto la vicenda singola, l’udienza, il processo, quanto ancora una volta il paesaggio interiore, quella dimensione temporale ”altra”, propria della poetica dell’artista, che in questo caso ci sospende nello struggimento, nell’attesa, nel dubbio, nel vortice emotivo, in una sorta di processo interiore.
In questo contesto, Casale sembra ereditare l’approccio visionario e oscuro di Francisco Goya, che con i suoi “Caprichos” ha indagato le ombre e le contraddizioni dell’animo umano.

https://it.wikipedia.org/wiki/I_capricci#/media/File:Museo_del_Prado_-_Goya_-_Caprichos_-_No._23_-_Aquellos_polbos.jpg
Tuttavia, se Goya utilizzava la caricatura per esporre l’irrazionalità, Casale preferisce un’atmosfera rarefatta, in cui l’osservatore viene trascinato in una dimensione sospesa, priva di risposte, intrisa di un vuoto morale.
Alessandro Casale ci invita così a riflettere sul concetto di giustizia come una rappresentazione di potere complessa, dove il vero verdetto sembra sempre sfuggente e il giudizio sospeso. Non offre risposte, ma suggerisce domande scomode e riflessioni disincantate: è possibile davvero giudicare?

 

Sitografia:
https://cle.ens-lyon.fr/anglais/arts/peinture/william-hogarth-the-rake-s-progress