PAESAGGI DELL'ANIMA

“I suoi quadri mi sono apparsi
come un dolce bagno di luce
in cui si iscrive una segreta
stenografia d’anima”

Gastone Breddo

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Parlare di paesaggio in senso canonico per Casale risulta improprio. 
Nei suoi dipinti non vi è traccia di una terra precisa, di una geografia riconoscibile o di un colore locale legato alla tradizione vedutistica.
Piuttosto, il suo è un paesaggio dell’anima, evocato dalla memoria e plasmato dall’invenzione.
Uno spazio simbolico essenziale, dove ogni linea e colore traducono impercettibili vibrazioni interiori, fino agli umori più fugaci.

1995, Olio su Tela, 100 x 40 cm

1994, Olio su tela, 50 x 60 cm

“I personalissimi paesaggi di Casale, si fanno compiuta armonia tra senso compositivo,
contenuti e colore, generosi e garbati come il suo spirito. “


Avv. Alberto del Carlo 

1999, Olio su tela,  100 x 100 cm

1994, Olio su Tela,  90 x 80 cm

1990, Olio su Tela,  70 x 80 cm

Casale anela a una quiete che la vita nega, se non a una purificazione assoluta, almeno a un respiro sospeso fuori dal frastuono del mondo. Parla attraverso il silenzio, un silenzio denso, carico di significato, che si oppone al clamore assordante di tanti contemporanei.
Mentre altri gridano per farsi notare, egli sceglie il sussurro, la pausa, il vuoto eloquente in cui l’anima può finalmente ascoltarsi.

1999, Olio su Tela,  100 x 100 cm

Olio su Tela, 100 x 70 cm

“Sulla tela gli elementi della visione risultano sfrangiati, dispersi, anneganti in un “indistinto” che si assomiglia ad una landa deserta, sporcata, messa a valore da pennellate più scure, da macchie.
L’unico elemento riconoscibile è la linea dell’orizzonte, al confine del mare.”

 


Ernesto Borelli

2001, Olio su tela, 120 x 100 cm

“I vari soggetti si raccolgono intorno al tema più ampio della terra-madre, con un intreccio di sentimenti, di umori, che è alla base di una temperie espressiva ricca di soluzioni personali, che permettono a Casale di rimanere a proprio agio in una pittura aconflittuale, oscillante tra la tendenza astrattiva e la memoria del paesaggio; in cui il dato figurativo mantiene il valore anche di un insostituibile riferimento psicologico.

Sulla tela  gli elementi della visione risultano sfrangiati, dispersi, anneganti in un “indistinto” che si assomiglia ad una landa deserta, sporcata, messa a valore da pennellate più scure, da macchie.” 

Ernesto Borelli

Olio su tela, 80 x 90 cm

2009, Olio su Tela, 80 x 25 cm 


“Dentro di sé sentiva il mare, non visto, non udito, ma presente.”

Clarice Lispector, Vicino al cuore selvaggio

1980, Olio su Tela, 29,5  x 39,5 cm

2001, Olio su Tela 100 x 100 cm

“Le pennellate dei “paesaggi di memoria” diventano segni, spunti grafici inseriti in spazi sempre più virtuali e improbabili come in “Terra rossa”, dove la linea del mare e dell’orizzonte potrebbero benissimo non esserci.
Tutto appare riscritto con una volontà diversa. La stessa indicazione di un registro cromatico così insolito acquista una valenza irreale, suggestiva, come se l’ultima pittura di Casale si avvantaggiasse di aver lasciato per via i consueti riferimenti visuali.”

 

Ernesto Borelli